Recenzione Film: Tra le Nuvole

Dopo “Juno” e “Thank You For Smoking” Jason Reitman, il regista, presenta un personaggio provocatorio senza l'obbligo di un ottimismo pro-forma, sfidando le aspettative dello spettatore medio. La trama, liberamente tratta dall'omonimo romanzo di Walter Kirn, si dipana attraverso una commedia dolceamara che accarezza con tono emotivamente distaccato i grandi temi della società contemporanea: il tracollo dell’economia americana, il crescere della disoccupazione e le difficoltà sempre più evidenti nel riuscire a relazionarsi. La sceneggiatura pone, non a caso, gli aeroporti come luogo cardine della storia, dove la globalizzazione instilla simboli comuni e convenzioni che sembrano farci essere a casa. In realtà, ognuno di noi li vive per conto suo, leggendo, ascoltando musica in cuffia e smettendo di parlare e di sorridere a chi ci passa o siede accanto. In questi ambienti asettici, pieni di procedure e comportamenti stereotipati, il protagonista, Ryan Bingman( George Clooney) è a suo agio passandovi gran parte della sua professione e della sua vita. Il suo perfetto adattamento, che inizialmente può colpirci positivamente, risulta essere l'aspetto funzionale di una struttura di personalità incapace di relazionarsi realmente, distaccata dal mondo. Una vita “tra le nuvole” la sua, lontana da legami affettivi e rapporti emotivi. Il titolo del film sembra quasi voler evidenziare il “non contatto” con la realtà.

Uomo affascinante, di successo, abilissimo tagliatore di teste, trascorre 320 giorni su 365 in viaggio. Perennemente in movimento, da una città all’altra, in una America colpita dalla crisi, dove le aziende lo attendono per affidargli un compito ingrato: licenziare i dipendenti. Mansione che svolge egregiamente, senza farsi travolgere dalla disperazione e dall'indignazione provocata nelle vittime del suo lavoro. Questa sua grande capacità di non farsi intenerire è la risultante funzionale di un'indifferenza verso le emozioni. Ryan in verità ha poca empatia e risulta incapace di rispondere ai bisogni e ai sentimenti degli altri a meno che questi non coincidano con i propri. In lui alberga un falso sé di frasi fatte e ragionamenti stereotipati( “sono come mia madre, mi affido agli stereotipi, si fa prima!” ). Ha piacere e conforto nella ripetitività delle azioni(come mostrano le scene ripetitive davanti al check-in dell'intro iniziale) che gli danno sicurezza e organizzano perfettamente il suo lavoro: anaffettivo, disempatico e controllato. Come si evidenzia nei suoi licenziamenti, nel suo scrollarsi facilmente di dosso le lacrime ed i dispiaceri dei licenziati. Nondimeno egli sembra apprezzare il suo lavoro, molto ben pagato, ed il suo stile di vita, da single disincantato e libero, senza vincoli, ne affettivi ne oggettivi. Ma la sua struttura di personalità è caratterizzata da un senso di vuoto interiore, che cercherà di colmare, e da un bisogno di ricorrenti conferme esterne riguardo la sua importanza ed il proprio valore. Infatti, membro privilegiato dei programmi 'mille miglia', la sua principale ambizione sembra essere la “Carta Oro”, posseduta da sole 7 persone al mondo, con la conseguente inscrizione del suo nome su un aereo di linea, al raggiungimento del super bonus di 10 milioni di miglia. Questo è un traguardo che disvela ulteriormente una struttura narcisistica con fantasie illimitate di successo, ricerca dell'attenzione altrui e la tendenza a trattare gli altri come un pubblico che è lì per testimoniare la propria importanza. Tutto ciò per aumentare il suo senso di essere un privilegiato. Ryan infatti è uno di quei viaggiatori favoriti da tutte le compagnie, cui basta strisciare una qualsiasi carta di credito o un qualsiasi badge per aprire ogni tipo di porta ed avere accesso a lussi e scorciatoie. Quando qualcuno in aereo gli chiede dove vive lui risponde "esattamente qui, su questo sedile, tra le nuvole". Zero affetti, non ha relazioni ne' amici stretti, ed un bagaglio ‘di vita’ volutamente leggero, per non dire vuoto, fino all’incontro con due donne, Alex e Natalie, così differenti tra di loro ma entrambi capaci di colpirlo rovinando e mettendo in discussione tutto il suo sistema di vita.

Infatti il suo capo( Craig Gregory) consigliato da Natalie( Anna Kendrick) , giovane neolaureata e rampante ottimizzatrice aziendale, decide di riorganizzare il loro lavoro: lavorare in sede licenziando via web. Questa decisione pone il protagonista davanti ad una scelta importante: continuare la sua vita di viaggiatore privo di affetti o trovare una stabilità mettendo le radici in un solo luogo. Nel frattempo Natalie accompagna Ryan nel suo lavoro per apprendere la professione. Durante il praticantato, lei viene lasciata dal suo ragazzo via SMS ed assistiamo ad un discorso tra i due in cui Ryan, ponendosi con presunzione e vanagloria, non riesce a “differenziarsi”, rimanendo intrappolato nel suo punto di vista ed esprimendo a Natalie una visione egocentrica delle relazioni, nel momento in cui un ascolto empatico sarebbe stato molto più funzionale alla situazione. Un ruolo importante nel film è ricoperto dal rapporto nato tra Ryan e Alex( Vera Farmiga), una trentenne che pare la sua fotocopia al femminile, così orgogliosamente sola da fargli venir voglia di non esserlo più. Nella sua evoluzione apprendiamo un ulteriore deficit del protagonista. Lui non si innamora della donna, lui vi si infatua. Non la cerca per amore, ma perché si inebria della sua bellezza. Tende cosi ad idealizzarla in modo irrealistico, compiendo un salto, un cambiamento, dal cliché di uomo d'affari a cliché di uomo sposato. Da buon narcisista, nel momento in cui vuol cambiare, uscire dal proprio modello, dovrebbe ripartire da un'età adolescenziale. Facendosi ingannare, stupire, insegnare, recuperando così tutta una serie di esperienze che ricreino una struttura esperienziale di personalità più adiacente alla normalità. Non a caso lui porta Alex nella sua scuola, nel luogo dove si baciava con le ragazze nel periodo adolescenziale. Come a tentar di superare un “gap” emotivo relazionale che inconsciamente percepisce di avere. Un altro evento cardine che consente di conoscere meglio l'organizzazione di personalità del protagonista è il matrimonio della figlia della sorella. In questo ambito notiamo come la sua famiglia sia inesistente e vissuta dal protagonista senza investimenti emotivi. Ma il ricongiungimento famigliare ed il matrimonio della nipote fanno scattare qualcosa in lui che decide di proporre ad Alex una vita insieme. Possiamo psicologicamente ipotizzare che ciò sia dovuto alla tendenza tipica di una struttura narcisistica di personalità che tende a confrontare il proprio status, single e vuoto, con quello delle altre persone, sposate e felici. Per difendere la propria autostima egli attua un meccanismo di idealizzazione della donna. Le lacune presenti nella sfera emotiva e relazionale di Ryan vengono fuori proprio nel voler vivere relazioni disincantate, perdendosi dietro una persona sdoppiata, come lui, alla ricerca di un partner sessuale e con un marito fedele a casa. Ryan non è infatti in grado di percepire il gioco sessuale della donna, che cerca un diversivo, una evasione, una leggiadra distrazione. La sua struttura di personalità lo porta a fantasticare di trovare un amore ideale e perfetto. La donna pur sdoppiata, ha un legame affettivo col marito. Il nostro invece è solo, distaccato, senza legami affettivi. Simbolicamente rappresentato dall'assenza di oggetti nella sua valigia. Una delle motivazioni della “dichiarazione d’amore” fatta ad Alex è l'invidia, spesso provata dai narcisisti quando non riescono ad ottenere quello che vedono negli altri. Giunto a casa di lei però, dopo la ricerca affannosa di rintracciarla, il castello costruito su Alex crolla. Ciò svela la distorta visione di sé e degli altri del protagonista, tipica di una personalità narcisistica, con una divergenza tra la rappresentazione dello stato desiderato e la realtà. Un ulteriore elemento chiarificatore della personalità del protagonista è il momento in cui raggiunge finalmente il suo traguardo di 10 milioni di miglia ed il comandante dell'aereo gli conferisce il premio. Il regista raffigura un comandante, al limite del reale, più simile ad una caricatura vignettistica che ad un vero pilota. In lui e nella sua farsesca figura c'è tutta la fatuità, la vanagloria, che pervade Ryan. Ai nostri occhi egli appare come tornato bambino. Il film termina con la “fase depressiva” narcisistica, in cui il nostro regala il premio alla nipote, per espiare i suoi errori. A noi rimane il ritratto di una personalità in bilico tra la terra e le nuvole, ingenuamente patologico e purtroppo condannato a galleggiare con l’aria sotto i piedi.

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